URNES: GIOIELLO NORVEGESE ALLA FINE DEI FIORDI

Nove del mattino, al pontile del piccolo villaggio di Solvorn sta per attraccare il traghetto della Fjordline, unico mezzo di trasporto  per raggiungere la costa meridionale dell’interminabile Sognefjord. La meta è la piccola insenatura dove sorge il villaggio di Urnes. Poche case di legno, dai colori accesi, fanno da quinta al gioiello della Norvegia.

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Porto di Solvorn, punto di partenza per raggiungere Urnes.

Il cielo è terso,  a bordo  pochi  passeggeri, tra turisti e gente del luogo, per una traversata di appena mezz’ora. In Norvegia è impossibile non prendere un traghetto per spostarsi, basta una mappa per accorgersi che il mare è ovunque.

Anche se negli ultimi anni, grazie ai giacimenti nazionali di petrolio, le infrastrutture si stanno rapidamente sviluppando, i profondi fiordi e le frastagliate insenature, che caratterizzano la costa norvegese, rendono gli spostamenti via terra complessi e in alcuni casi inattuabili.

I fiordi, meraviglia paesaggistica di questo grande paese, racchiudono sorprese inaspettate, e a Urnes si trova una delle più suggestive.

A pochi metri dallo sbarco, il colpo d’occhio lascia senza parole, la piccola baia adagiata alla base delle alte pareti del Sognefjord vale da sola il prezzo del viaggio. Ma a Urnes non si arriva per ammirare il paesaggio. Dal porticciolo sale un sentiero che si inerpica fino alla sommità di una collina verdeggiante.

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Stavkirke di Urnes, bene dell’Unesco dal 1979.

Qui da quasi mille anni sorge la più antica stavkirke al mondo.

Edificata nel 1150, la stavkirke di Urnes rappresenta il prototipo di tutte le “chiese su pali” (questo il significato letterale del nome) costruite tra la fine del XII e l’inizio del XVII sec. in tutto l’Europa nord-orientale.

Grazie a questo primato e al valore artistico, nel 1979, la chiesa in legno di Urnes è stata inserita dall’UNESCO tra i beni patrimonio dell’umanità.

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Chiesa di Urnes, risalente al 1150 d.C.

Un edificio suggestivo, la cui bellezza non si misura, come per le cattedrali gotiche, con le dimensioni, peraltro modeste, ma con la cura dei dettagli e  il senso di profonda armonia che i maestri d’ascia hanno saputo creare con l’ambiente circostante.

Costruita dalla comunità per la comunità, questa stavkirke mostra, attraverso i numerosi decori, i simboli e i valori su cui si reggeva la società locale. La volta della navata centrale ricorda la chiglia rovesciata di una drakkar, la veloce imbarcazione di origine vichinga, usata dal popolo norreno per solcare le gelide acque dei mari del Nord.

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Fregio sulla facciata nord della chiesa.

All’esterno, sulla facciata nord, un bassorilievo mostra un fantasioso leone, posto al centro di un articolato arabesco di motivi vegetali,  intento a divorare un serpente. Un’allegoria sfruttata dalla Chiesa di Roma per mostrare la vittoria della vera fede sul paganesimo ma che in realtà descrive un celebre episodio riportato all’interno del ciclo delle antiche leggende scandinave. A dimostrazione che anche dopo la conversione al cristianesimo, il bisogno di restare legati ai miti ancestrali della natura era una condizione indispensabile per vivere a queste latitudini.

Perso nell’ammirazione di questo capolavoro medievale, sono sorpreso nel pensare che un edificio costruito interamente in legno sia giunto fino a noi  intatto. Delle numerose stavkirke costruite in tutta Europa ne sono sopravvissute poche decine, di cui la maggior parte in Norvegia, (29 quelle attualmente censite come autentiche).

Qui la Storia è stata clemente e la cura degli abitanti ha preservato soltanto oltre le scricchiolanti pareti della chiesa anche il paesaggio circostante. Tutto è  come appariva agli antichi pescatori norvegesi al ritorno dalla pesca all’ halibut centinaia di anni fà.

Un esempio di conservazione storico-paesaggistica sempre più rara dalle nostre parti dove la cementificazione e il presunto progresso hanno quasi del tutto cancellato l’antico legame tra monumenti e luoghi di appartenenza, consegnandoceli in molti casi come isole malinconiche fuori dal tempo e dallo spazio.

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Mariano Salvatore

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