LA SOLITUDINE DEI BRONZI

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Di nuovo in piedi dopo un attento restauro durato quattro anni, i Bronzi di Riace sono in mostra, dal 6 dicembre 2013, nel “nuovo” Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria. Solenni e vigorosi nella perfetta plasticità anatomica con cui vennero forgiati 2.500 anni fa, ma misteriosamente soli nei bianchi spazi asettici e vuoti delle sale espositive. Mistero e solitudine hanno contraddistinto la vita dei due guerrieri greci che, dopo due millenni, rimangono ancora senza identità, autore, patria, nome e un luogo che li valorizzi come meriterebbero.

La storia dei Bronzi è iniziata molte volte, a partire dal V secolo a.C., data in cui vennero scolpiti da un ignoto scultore probabilmente nella città peloponnesiaca di Argo, (almeno a quanto emerge delle recenti analisi effettuate sulle terre di fusione recuperate all’interno delle statue).

Poi l’oblio fino all’estate del 1972, quando furono scoperte a 300 metri dalla costa di Riace da un giovane sub dilettante, Stefano Mariottini.

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Ritrovamento dei bronzi nei pressi di Riace, agosto 1972.

Ritrovamento eccezionale, pochissime, infatti, le sculture della Grecia classica giunte fino a noi. Nove anni di meticolosi interventi di ripulitura e consolidamento, prima in Calabria, poi nei più attrezzati laboratori fiorentini del Centro di Restauro della Soprintendenza Archeologica della Toscana, per mostrarsi finalmente al pubblico in tutto il loro splendore in due mostre a Firenze e a Roma.

Due eventi che richiamarono un numero sorprendente di pubblico, emozionato ed entusiasta, generando in breve tempo un’autentica riscoperta del patrimonio archeologico nazionale.

Dall’alto dei due metri di altezza i guerrieri bronzei simboleggiano lo splendore della cultura della Magna Grecia e dell’immenso patrimonio artistico di quell’epoca d’oro ancora presente nel Sud Italia.

All’inaspettata fama contribuì l’alone di mistero che aleggiava intorno alle statue. Chi raffiguravano i due giovani uomini scolpiti senza vesti come si usava per grandi eroi e o divinità? In origine indossavano soltanto elmi corinzi e armi da opliti. Molti gli studiosi che si sono cimentati nella formulazione di tesi più o meno probabili. Ad oggi la più accreditata li identifica in Eteocle e Polinice, figli rinnegati di Edipo e protagonisti della tragedia di Eschilo: “I sette contro Tebe”, in cui i due fratelli persero la vita in un duello mortale per la conquista del trono tebano.

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Eteocle e Polinice in combattimento sotto le mura di Tebe.

Ma l’incerta identità non è l’unico enigma che riguarda i bronzi. Ancora senza spiegazione rimane il motivo del ritrovamento di fronte alle coste di Riace. Quale la città di provenienza? Quale la destinazione? Quando avvenne il naufragio e quali altri tesori rimangono sepolti in fondo al mare calabro? Tutti quesiti ancora senza risposte certe, ma che hanno contribuito ad accrescere l’eco mediatico intorno ai Bronzi.

La notorietà acquisita in campo internazionale fece sperare in un rilancio del settore culturale meridionale e in particolare calabrese. Al ritorno a Reggio Calabria, le cose, purtroppo, non andarono come previsto. La celebrità andò progressivamente scemando a causa anche della collocazione troppo periferica rispetto ai principali circuiti turistici nazionali. Dei fiumi di visitatori accorsi a Roma e Firenze non rimasero che pochi rigagnoli.

La Regione Calabria non ha saputo in questo trentennio creare intorno ai bronzi un’adeguata offerta turistica in grado di spingere italiani e straneri a soggiornare in Calabria per scoprire il patrimonio artistico locale e  non solo per villeggiature balneari.

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costa di Riace

I bronzi di Riace, dunque, non solo non sono serviti da volano per il rilancio turistico e culturale della regione, ma sono stati emarginati in strutture museali inadeguate al loro valore.

Prima nel decadente museo archeologico cittadino (ancora da restaurare), per poi essere sottoposti a nuovi interventi di restauro, l’ultimo dei quali li ha portati a restare adagiati per oltre quattro anni in un sofisticato laboratorio visibile al pubblico all’interno di Palazzo Campanella, mancando l’appuntamento con le celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia.

Ora, dopo alterne vicissitudini, i Bronzi più famosi al mondo, sebbene identificati solamente come A e B, sono stati rialzati su piattaforme marmoree dalla sofisticata tecnologia antisismica. Magnifici e protetti dalle intemperanze del sottosuolo e dalle impurità dei visitatori (obbligati a sostare in una anticamera ideata per ridurre il trasporto di polveri e agenti inquinanti che potrebbero indebolire la struttura delle sculture), Eteocle e Polinicie restano ancora una volta soli nel bianco nitore delle sale museali che, dopo quasi due anni dall’inaugurazione, attendono ancora di riempirsi del consistente patrimonio di reperti gelosamente stipati negli angusti magazzini.

Soli, in un museo restaurato a caro prezzo ma che, a parte l’indiscussa magnificenza dei bronzi, resta vuoto e allestito in modo poco originale e attraente.

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I Bronzi nel nuovo allestimento museale.

Fuori dalle porte del museo le cose non vanno meglio per una città che negli anni ’70 ha preteso di diventare capoluogo di regione e che, a dispetto delle enormi potenzialità, rimane un trascurato paese di provincia, incapace di valorizzare le bellezze artistiche e paesaggistiche che possiede e offrirle al mondo in una veste adeguata.

È inutile e, forse, ingiusto fare paragoni con realtà europee che con meno hanno saputo fare molto meglio, ma senza un cambio di mentalità, i guerrieri, riemersi una mattina d’agosto dal limpido mare della costa calabra, saranno destinati a restare soli per molto tempo ancora, e ai tanti misteri che li circondano si aggiungerà l’inspiegabile incapacità di non aver saputo cogliere l’unica occasione in cui si poteva trasformare il bronzo in oro.

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Mariano Salvatore

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