INTERVISTE IMPOSSIBILI: RACHEL CARSON, EROINA DIMENTICATA

Ricorrono quest’anno i sessant’anni dalla scomparsa di Rachel Carson. Paladina della difesa della natura, che con il suo best seller, Primavera silenziosa (Silent spring), ha mostrato al mondo gli effetti distruttivi di un’agricoltura industriale spinta, senza alcun limite, verso il raggiungimento del massimo profitto.

RACHEL CARSON

Rachel Carson nella sua abitazione di Silver Spring durate la stesura di “Silent Spring”.

A seguito della pubblicazione del suo libro, la ricercatrice statunitense subì una dura campagna denigratoria veicolata dalle principali multinazionali dell’industria chimica al fine di delegittimare la sua autorevolezza.  Le sue tesi rimangono ancora oggi di incredibile attualità ma spesso del tutto inascoltate.

per rendere omaggio a questa donna coraggiosa e caparbia, ancora poco nota, la redazione di Naiku pubblica un’intervista particolare: un’intervista impossibile

 

«Più riusciamo a focalizzare la nostra attenzione sulle meraviglie e le realtà dell’universo attorno a noi, meno dovremmo trovare gusto nel distruggerlo»

 

Rachel Carson, biologa e zoologa statunitense, è l’autrice di Primavera silenziosa, il libro che ebbe molta eco negli Stati Uniti d’America inaugurando un cambiamento nella politica dell’uso dei pesticidi. La incontriamo a casa sua, sommersa dai documenti della sua scrivania…

 

Miss Carson, è un onore incontrarla, vorrei iniziare chiedendole di raccontarci qualcosa della sua infanzia.

Come molti sanno, sono nata a Springdale, piccolo borgo agricolo della Pennsylvania; oggi, a dire il vero, molto cambiato, come gran parte delle aree rurali dei cosiddetti “paesi sviluppati”. All’epoca la mia casa era circondata da campi e boschi, un autentico parco giochi. Pensavo che quel paesaggio fosse incontaminato e invece già si annidavano i germi distruttivi del progresso.

 

Cosa intende dire?

Che il processo di distruzione dell’ambiente è cominciato un secolo fa, più o meno quando sono nata io, e da allora procede rapido e inesorabile. All’epoca non ce ne accorgevamo, non esistevano studi, ma, ad esempio, i pesticidi agricoli danneggiavano interi habitat e l’uomo.

 

Vedo che ha premura di arrivare al nocciolo della questione, ma facciamo un passo indietro. Si è laureata in zoologia, poi ha lavorato al Dipartimento USA della Pesca…

È vero: il mio primo impiego. Allora non potevo immaginare quello che sarebbe successo in seguito. Pensi che all’inizio ricevevo incarichi strampalati, forse perché unica donna in un settore dominato da uomini. Scrivevo ricette di pesce: timballi, sformati, zuppe… Non proprio testi scientifici! Col tempo ho conquistato la fiducia dei superiori approdando ad articoli importanti, raccolti in un libro: Undersea. Un viaggio nei segreti degli abissi.

 

E ha avuto successo?

Non direi: due mesi dopo l’uscita del libro, i Giapponesi bombardarono Pearl Harbour. Nei quattro anni successivi per gli Americani il mare fu teatro di scontri, non uno scrigno di biodiversità.

 

Ma sappiamo che “la pazienza è la virtù dei forti”…

Sì, infatti, dieci anni dopo, con il mio secondo libro, Il mare intorno a noi, è arrivato il successo. Dal volume hanno poi tratto un documentario vincitore del premio Oscar.

 

Era diventata famosa. E arriviamo a Primavera Silenziosa?

Con la notorietà iniziai a ricevere lettere che mi segnalavano disastri ambientali. Una in particolare mi colpì. Una tale Olga Huckins, del New England, denunciava un incremento nelle morti di uccelli a causa dei pesticidi. Mi documentai a lungo, ho impiegato quattro anni per scrivere il libro, e rimasi terrorizzata dai risultati della mia ricerca. Decisi di concentrare tutte le mie energie nel portare alla ribalta dell’opinione pubblica gli effetti dei pesticidi impiegati in agricoltura, primo fra tutti: il DDT.

 

La battaglia fu più dura del previsto, non è vero?

Man mano che la verità veniva alla luce, le multinazionali del settore si facevano più agguerrite. Provarono in tutti i modi a ostacolarmi, prima con intimidazioni, infine, screditandomi pubblicamente. Ormai era tardi, gli Americani avevano preso coscienza del problema, e il DDT fu messo al bando.

 

Che cosa si prova a essere un modello per tanti giovani e a aver scritto un libro divenuto il manifesto del movimento ambientalista?

Naturalmente sono orgogliosa di tutto ciò, ma dopo quasi cinquant’anni mi accorgo che l’ambiente è minacciato da pericoli ancora peggiori, e mi pare che alle tante parole spese non seguano fatti concreti.

 

Miss Carson, che consiglio darebbe ai giovani che tentano di seguire il suo esempio?

Direi loro di non abbattersi e di lottare affinché vengano promulgate leggi, capaci di produrre cambiamenti effettivi. Sviluppo e ambiente non sono inconciliabili. L’importante è crederci.

 

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