POMPEI: IL SITO SENZA SITO

Molti gli articoli di giornale che negli ultimi due anni, a seguito dei crolli e dei problemi di gestione, hanno denunciato la preoccupante situazione degli Scavi di Pompei.

Difficile aggiungere altro a quello già scritto, ma è doveroso segnalare, quando emergono, le falle di un sistema di gestione carente a partire dagli elementi basilari per un’efficace promozione internazionale del sito archeologico più importante del mondo, quale, ad esempio, la realizzazione di un buon sito web.

Scavi di Pompei: Foro

Il problema non è la qualità del portale informatico degli Scavi di Pompei ma, bensì, la sua assenza.

Sembra impossibile ma il sito archeologico degli Scavi di Pompei, Bene Unesco, Patrimonio dell’Umanità, non possiede un sito internet specifico.

L’unico sito web esistente attualmente su Pompei è quello della Soprintendenza Speciale dei Beni Archeologici (www.pompeiisites.org) che raggruppa in un’unica homepage tutti i centri di interesse archeologico dell’area vesuviana.

Il portale ministeriale, per quanto gradevole esteticamente (volendo usare un eufemismo) è molto essenziale, poco accattivante e troppo burocratico. Non è infatti un sito concepito per la promozione turistica dell’area, capace di esaltare l’immenso valore del monumento agli occhi dei turisti stranieri. Un esempio per tutti: non compare da nessuna parte il logo dell’Unesco in riferimento a Pompei.

Per comprendere meglio quanto poco si investa anche in termini di idee nel patrimonio artistico e culturale del nostro paese, basta fare una semplice comparazione con due siti web europei, scelti per l’importanza e le affinità storiche dei beni promossi.

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Pont du Gard, con i suoi 70 metri è il più alto aquedotto romano esistente.

Il portale web dell’acquedotto romano di Pont  du Gard (www.pontdugard.fr), nel sud della Francia e quello riferito alle Terme romane di Bath (www.romanbaths.co.uk), in Inghilterra. La scelta è caduta su questi due siti multimediali perché ideati per promuovere nel mondo due beni storici di epoca romana (il tanto caro “made in Italy” di una volta), e iscritti come il parco archeologico di Pompei tra i Beni Patrimonio dell’Umanità.

Non occorrono molte parole, ma una semplice visita anche solo delle rispettive homepage, per accorgersi dell’imbarazzante divario che esiste tra i siti web stranieri e quello nostrano.

Il divario informatico è il perfetto specchio delle differenze di gestione aldiquà e aldilà delle Alpi.

Visitando i siti francese e inglese si è mossi da un desiderio improvviso di infilare due cose in valigia e partire alla scoperta di mete culturali inaspettate. Guardando il portale ministeriale, invece,  si è pervasi da un senso di smarrimento, e il primo pensiero è che in fondo non c’è sta gran fretta di visitare Pompei; oltretutto sono crollate anche delle case e conoscendo i tempi dei cantieri italiani è consigliabile aspettare.

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terme romane di Bath, Inghilterra meridionale.

E dire che, per quanto stupendi, se analizzati in valore assoluto né l’imponente acquedotto romano nei pressi di Nimes, né il suggestivo complesso termale nel cuore della città di Mary Shelley possono competere con i tesori custoditi dalla città di Pompei, che comprende tra i principali: un anfiteatro, un teatro, un odeon, un complesso termale, una palestra, un foro, diversi templi e numerose ville affrescate, svariate botteghe artigiane, case rurali, vie sepolcrali, etc.

Ma in questo mare di desolante inerzia italica, si prospetta uno spiraglio di speranza. Voci non confermate attribuiscono al Ministro Franceschini un forcing oltremisura per riportare i Pink Floyd a Pompei, per un secondo atto del celeberrimo Live at Pompei degli anni ’70. Speriamo che per allora si trovi almeno una bella fotografia da inserire nello sbiadito sito web statale.

Mariano Salvatore

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