DORDOGNA: L’ORIGINE DELL’ARTE

 

Nel Sud-Ovest della Francia, cuore boscoso della nazione, si estende la Dordogna, regione meravigliosa, puntellata di castelli e borghi medievali disposti ad arte per costruire il perfetto scenario di una fiaba o più semplicemente di un viaggio indimenticabile.

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Gara di canoe sul fiume Dordogna

Impossibile menzionare tutti i centri di interesse storico, dalla duecentesca Sarlat la Canéda che ospita uno dei mercati più variopinti di Francia, passando per La Roque Gageac, piccolo borgo letteralmente incastonato sopra uno sperone di roccia affacciato sul corso sinuoso del fiume Dordogna, fino ad arrivare a Rocamadour,  nota meta di pellegrinaggio che dalla sommità di  altopiano domina il panorama mozzafiato della valla dell’Alzou.

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Uno scorcio inusuale di Sarlat la Canéda

Ma ai tanti tesori visibili sparsi in superficie ne corrispondono altrettanti ben più misteriosi, nascosti in reconditi antri sotterranei.

Come nel noto romanzo di Jules Verne occorre scendere nelle profondità della Terra per scoprire testimonianze preistoriche, tra le più spettacolari al mondo, rimaste sepolte per millenni e che rappresentano l’origine dell’attività artistica del genere umano.

Grotte che si sviluppano in percorsi impervi anche per centinaia di metri, in cui i primi europei moderni, a partire da 32.000 anni fa, segnarono con il rosso dell’ematite, l’ocra del caolino e il nero carbone,  su ruvide pareti, la nascita del pensiero artistico nel nostro continente. L’Homo sapiens raggiunse il continente europeo circa 50.000 anni fa, soppiantando in pochi millenni l’Uomo di Neanderthal, che non si pensa abbia sviluppato un pensiero artistico. Capolavori eccezionali rinvenuti in alcune decine di grotte, per la maggior parte presenti in Dordogna, vera capitale artistica della preistoria.

Tra le grotte affrescate la più celebre e spettacolare è la Grotta di Lascaux, non a caso definita la “Cappella Sistina” della preistoria per la bellezza e complessità dei suoi dipinti raffiguranti, come nella maggior parte delle grotte scoperte, bisonti, cavalli, cervi e uri che sembrano fluttuare in scene prive di sfondo sulle teste dei visitatori.

Gli animali raffigurati a Lascaux, come in altre celebri grotte della zona (Font-de-Gaume, Les Combarelles, Rouffignac e Pech Merle, per citare le più famose), non sono schizzi elementari frutto di rozze esecuzioni; al contrario, sono cosi ben eseguiti che paiono animarsi.

Particolare dei dipinti conservati nella Grotta di Lascaux

Sui meccanismi intellettivi che spinsero gli Homo sapiens a trasformare corpi e oggetti tridimensionali in raffigurazioni bidimensionali non vi sono ancora certezze; così come non del tutto chiariti sono i significati che i nostri antenati intendevano esprimere con le loro opere. Alcuni studiosi definiscono queste grotte le cattedrali della preistoria e i dipinti racchiusi scene di culti primordiali.

Certo è che sono opere d’arte di eccezionale valore, tanto che Lascaux è iscritta nella lista UNESCO dei beni patrimonio dell’umanità fin dal 1979.

Eccezionale è anche il modo in cui, il 12 settembre del 1940, la Grotta di Lascaux è stata scoperta.

Durante una gita tra i boschi vicino alla cittadina di Montignac Marcel Ravidat, Jacques Marsal, George Agnel e Simon Coencas, quattro amici poco più che adolescenti erano da ore in apprensione per la scomparsa del loro piccolo cane, Robot. Sentendo i flebili latrati del cagnolino provenire da una fessura nel terreno, decisero di calarsi nel tentativo di salvarlo. La sorpresa fu grande quando si ritrovarono di fronte ad oltre 600 immagini di animali dipinte 18.000 anni prima.

I quattro ragazzi non riuscirono a mantenere a lungo segreta la scoperta della grotta “magica”, pochi giorni dopo, iniziata la scuola, si confidarono con il loro professore di storia. Non ci volle molto che la voce del ritrovamento si diffondesse in paese e poi sempre più lontano. Quando a visitarla arrivò l’Abbè Henrì Breuil, il più grande esperto di arte rupestre dell’epoca, la Grotta divenne nota in tutta la Francia e a Guerra conclusa meta di un numero sempre crescente di visitatori.

La scoperta della grotta di Lascaux nel settembre del 1940

la scoperta della Grotta di Lascaux durante gli anni della II Guerra Mondiale

 La fragilità dei dipinti, rapidamente compromessi da attacchi fungini e dalla calca dei turisti, costrinsero le autorità competenti a chiudere il sito già nel 1963. Oggi, infatti, la Grotta di lascaux non è visitabile ma poco distante è stato realizzato un centro didattico, noto come Lascaux II, che racchiude una fedele riproduzione, realizzata utilizzando gli stessi materiali e per questo meritevole di una visita.

Le grotte della Dordogna sono ben più di singolari siti archeologici, costituiscono i luoghi dove l’essere umano si è affrancato da una vita rivolta esclusivamente alla lotta per la sopravvivenza e ha iniziato a interrogarsi sul significato di  ciò che lo circondava creandone un’interpretazione personale.

Nel momento esatto in cui il primo “artista” intinse il dito nella polvere di ematite per tratteggiare il dorso del grande bisonte nulla è stato più come prima. Quelle pitture, a  prescindere dai molteplici significati che contengono, hanno cambiato per sempre il rapporto dell’uomo con il mondo che lo ospitava. Una nuova realtà era nata, quella prodotta dall’immaginazione.

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Cécile Delmas

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