INTERVISTE IMPOSSIBILI: JOHN MUIR

Ricorre quest’anno il centenario della morte di john Muir, ingegnere, naturalista e scrittore scozzese. Grazie alla sua passione e al profondo impegno civile ha regalato all’America e al mondo lo Yosemite Park, il primo Parco Nazionale, divenendo così uno dei pionieri della salvaguardia della natura.

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Per ricordarlo la redazione di Naiku pubblica un’intervista alquanto singolare: un’intervista impossibile.

 

In cima alla vetta più alta della Sierra Nevada ammiro, in compagnia di John Muir, la valle in cui si estende il Parco Nazionale di Yosemite.

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Cosa si prova ad essere il fondatore del primo Parco Nazionale del Mondo?

Essere riuscito a salvaguardare un luogo ricco di straordinarie bellezze naturali, cascate spettacolari, alberi millenari e torrenti incontaminati è una soddisfazione immensa. Per raggiungere questo traguardo ho dovuto lottare con tutte le mie forze per più di venti anni.

Quando ha capito che per proteggere quest’area occorreva fondare un Parco?

 Alla fine dell’ ‘800 concetti come ecologia, biodiversità, tutela ambientale erano ancora poco diffusi perché altre erano le priorità della nascente nazione americana. Ma osservando l’inesorabile avanzata del progresso nella società statunitense, mi resi conto che occorreva creare uno strumento al di sopra di ogni cambiamento economico che preservasse la fragilità di questi ambienti.

 

 Cosa ricorda del viaggio con il Presidente Roosevelt?

Era l’estate del 1903. Theodore era un uomo forte, robusto, amante della natura selvaggia e, purtroppo, sostenitore della caccia. Non aveva mai visitato la Sierra Nevada e rimase incantato dalla maestosità di questi panorami. Trascorremmo un’intera notte a parlare intorno al fuoco. Il Presidente non dimenticò quell’esperienza e da allora ebbi il suo sostegno per raggiungere il mio ambizioso progetto.

 

 Lei ha trascorso gran parte della sua vita tra questi boschi; come descriverebbe questa esperienza?

Dopo anni di lavoro in città la mia salute si stava indebolendo. Mi accorsi allora che non ero tagliato per i ritmi della vita metropolitana e decisi di voltare pagina. Nella primavera del 1868 partii per un luogo di cui avevo solo letto chiamato Yosemite. Da allora non l’ho più abbandonato. Qui ho trovato il mio equilibrio, una grande serenità e un’inesauribile fonte di ispirazione.

 

Infatti, le hanno ispirato frasi divenute celebri?

 Proprio così. Non è difficile accorgersi che in luoghi così belli l’uomo riceve sempre molto di più di ciò che cerca. Dopotutto, le nostre vite sono saldamente attaccate ad ogni singolo elemento del pianeta.

  

Oggi il Parco è tutelato dall’Unesco come patrimonio dell’umanità; si sente tranquillo per il futuro della sua creazione?

Per Yosemite non ho mai nutrito timori. Quello che mi preoccupa sono le aree non tutelate su cui si vigila sempre meno e che in alcuni casi diventano luoghi di soprusi e scempi ambientali.

Occorre amare il luogo dove si vive, perché dipende da noi così come noi dipendiamo da esso.

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